Mastopessi

Autore: Dr. Dauro Reale | Data pubblicazione: 20/09/2018

L’intervento di mastopessi corregge quella condizione o, se vogliamo chiamarla “inestetismo” tale per cui la mammella si svuota progressivamente a partire dai poli superiori, realizzandosi quella tipica condizione resa evidente dal progressivo aumentare della distanza dei complessi areola/capezzolo da un punto fisso, ad esempio il giugulo (quella fossetta immediatamente al di sotto della gola), oppure il punto di mezzo della clavicola. Il progressivo aumentare di questa distanza, normalmente contenuta fra i 18/20 cm, è per l'appunto nota come ptosi mammaria. Sono comunemente classificati quattro gradi di ptosi, dal primo, dove praticamente si realizza un modesto svuotamento del polo mammario superiore, con una distanza giugulo/capezzolo ancora nei limiti, fino al quarto grado, dove il complesso areola/capezzolo discende addirittura al di sotto di una linea ideale che passa per il solco sottomammario (ptosi di terzo e quarto grado). Questa situazione si accompagna, nella stragrande maggioranza dei casi, alla perdita di tono del tessuto mammario, cosa che rende il seno antiestetico sotto ogni punto di vista.

La correzione di questa condizione, è praticabile attraverso approcci diversi. La ptosi mammaria di primo e secondo grado può solitamente essere corretta mediante il semplice aumento del volume grazie all’impianto di protesi. In questo modo viene annullato lo svuotamento dei poli superiori e restituita al seno quella compattezza e tonicità che l’atrofia progressiva e l’involuzione adiposa tipica del passare degli anni, ha finito col determinare. Il vantaggio di questo approccio è l’esiguo impatto delle cicatrici che, solitamente, non superano i quattro cm di lunghezza.

Il problema si pone invece nelle ptosi di terzo e quarto grado, dove il solo aumento del volume mammario attraverso l’impianto protesico andrebbe quasi a peggiorare le cose, ottenendo un seno indubbiamente volumizzato, ma senza la possibilità di vedere corretta la sua forma e corretti i rapporti fra le sue componenti, in pratica senza vedere corretta la distanza giugulo/capezzolo.
In queste situazioni è necessario l’approccio chirurgico della mastopessi, un vero e proprio “lifting” - sollevamento - del seno, che vede il tessuto ghiandolare/adiposo ricompattato, tutto a vantaggio della tonicità dell’insieme, nonché ridotto il mantello cutaneo, divenuto oramai quantitativamente eccedente la nuova forma e dimensione che al seno vogliamo restituire.
Elemento visivamente determinante, sarà naturalmente il riportare alla corretta posizione, al centro del cono mammario, il complesso areola capezzolo.
L’obiettivo quindi dell’intervento di mastopessi, è quello di restituire forma, tono, volume e posizione alla mammella che, come il resto del corpo, subisce gli inevitabili cambiamenti frutto delle situazioni della vita, come repentini cali ponderali, oppure il fisiologico reagire alle gravidanze, con l’aumento e la diminuzione, frutto degli stimoli ormonali, del proprio volume.

Nota Importante

Cliccando sulla finestra immagini della vasta casistica operatoria di mastopessi di interventi da me eseguiti e qui presentati potrete entrare subito nel vivo degli aspetti che più vi possono interessare. In particolare il confronto fra la situazione preoperatoria ed il risultato ottenuto, possono, meglio di tante parole, rendere immediatamente chiara la filosofia, i presupposti e i risultati ottenibili, a breve e lungo termine. Sarà facile notare come l’estensione delle cicatrici, che comprensibilmente può spaventare le pazienti candidate all’intervento, passano in secondo piano nel momento in cui l’occhio cade su di un seno restituito alle sue forme e proporzioni ideali.


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Mastopessi intervento

Come abbiamo in precedenza sintetizzato, l’intervento di mastopessi prevede il ricompattamento del tessuto ghiandolare adiposo, il suo risollevamento e l’eliminazione della cute mammaria divenuta oramai eccedente. Naturalmente i diversi gradi di ptosi che il chirurgo si trova a dover affrontare, prospettano soluzioni tecniche differenti. In pratica, ciò che va a cambiare a seconda dell’approccio scelto, è l’estensione delle cicatrici. Imprescindibile quella chiamata “periareolare” assolutamente necessaria per permettere ai complessi areola/capezzolo di venire correttamente riposizionati verso l’alto. Corollario di essa è la cicatrice verticale, estesa dal margine inferiore dell’areola fino al nuovo solco sottomammario. La necessità di ridurre l’estensione del mantello cutaneo, rende ragione, per esigenze di tipo “sartoriale” della presenza di detta cicatrice. Nei casi dove la ptosi è particolarmente grave (quarto grado e oltre) sarà inevitabile la presenza della cicatrice orizzontale, che la bravura dell’operatore saprà non estendere oltre i limiti dei solchi sottomammari, realizzandosi in pratica la cosiddetta “cicatrice a T rovesciata” comune alle tecniche di mastoplastica riduttiva. L'aggiunta o meno di un'ulteriore incisione (e della relativa cicatrice residua) a livello del solco inframammario dipende dall'entità della ptosi e dalla volontà di rimodellare anche la base di impianto del cono mammario. Per restringere la base di impianto del cono mammario è necessario ridisegnare il solco sottomammario e quindi praticare un'incisione anche a questo livello.

Le tecniche classiche della mastopessi prevedono quindi in primis l'incisione sulla cute lungo il perimetro delle areole e poi, con varie modalità, del mantello cutaneo fino al solco sottomammario.

Abbiamo parlato in questi termini, in estrema sintesi, delle modalità tecniche atte alla correzione delle ptosi mammarie di grado più cospicuo, dove le caratteristiche del caso clinico rendono di fatto impossibili approcci chirurgici meno invasivi.

Relativamente alle ptosi mammarie di minore o più modesta entità, escludendo la imprescindibile cicatrice periareolare, sono state elaborate metodologie atte a limitare quanto possibile l’estensione, o la stessa presenza, delle ulteriori cicatrici residue, limitandosi ad esempio alla sola cicatrice verticale, oppure a solo un tratto di quella orizzontale, configurandosi in questo modo una cicatrice ad L.

L’approccio meno invasivo in assoluto è sintetizzato dalla tecnica cosiddetta “round block” che prevede la riduzione del mantello cutaneo unicamente attraverso l’approccio periareolare.
Naturalmente una possibilità di questo tipo risulta per i pazienti estremamente suggestiva, consentendo nella loro visione la possibilità di correggere un inestetismo con un “prezzo da pagare” in termini di invasività chirurgica, minimo.

Questa tecnica presenta numerosi punti critici. Il primo, la necessità di selezione accuratissima delle potenziali candidate, applicandosi questa tecnica unicamente a mammelle scarsamente ptosiche e di minimo peso. Va da sé che la necessità di “scaricare” tutto il peso della mammella sulla sola cicatrice periareolare, tende a rendere la cicatrice ipertrofica, oltre a contrastare con minore efficacia la forza di gravità che tende inevitabilmente a trascinare la mammella verso il basso.

Il risultato di una applicazione incongrua di questa tecnica, è una mammella ugualmente ptosica, con una cicatrice periareolare di pessima qualità. Una situazione che nella maggioranza dei casi richiede una revisione chirurgica con estensione delle cicatrici secondo le modalità precedentemente illustrate.

Obbiettivi dell'intervento

Vale ripeterlo anche in questa sede. La candidata all’intervento di mastopessi è una paziente il cui seno ha per svariati motivi perduto tono, proiezione e posizione. Il seno appare svuotato e cadente, con la distanza giugulo/capezzolo in vario grado aumentata.

Come dicevamo, varie possono essere le motivazioni per le quali questo inestetismo si configura. In prima battuta, il semplice passare degli anni che, specialmente nel caso di mammelle con una preponderante componente ghiandolare rispetto a quella adiposa, quindi più pesante, risulta più “sensibile” nel tempo agli effetti della gravità.

Una ulteriore condizione che potremmo definire “classica” è quella della reazione fisiologica dei tessuti mammari agli stimoli ormonali figli delle gravidanze e dell’allattamento. Ovviamente le mammelle aumentano di peso e volume al momento del “bisogno” per poi regredire quando gli stimoli ormonali vengono meno. Il risultato è spesso la ptosi e l’ipotrofia del tessuto.

Una ultima possibilità è costituita dai violenti sbalzi di peso che naturalmente costituiscono uno “stress” per i tessuti, con le immaginabili conseguenze.

Preparazione all'intervento

La preparazione all’intervento di mastopessi prevede in prima battuta una esaustiva visita preliminare, nella quale la paziente manifesterà tutti i dubbi legati alla propria condizione e le aspettative legate al risultato dell’intervento.

Da parte del chirurgo sarà indispensabile, oltre a una valutazione meramente del caso clinico, con le conseguenti opzioni di natura tecnica, valutare la corrispondenza delle aspettative della candidata con la realtà. In poche parole se le aspettative siano reali e se il risultato desiderato sia consigliabile, oltre che tecnicamente praticabile.

Prima dell’intervento verrà sottoscritto un esaustivo consenso che riepilogherà i passaggi tecnici e tutte le informazioni relative ai risultati ottenibili, oltre alle possibili complicazioni a breve e lungo termine.

Per quanto riguarda gli esami ematochimici e strumentali, l'intervento di mastopessi richiede l’esecuzione degli esami ematochimici di routine, dell’elettrocardiogramma e di una ecografia mammaria. Naturalmente in situazioni particolari verrà valutata la necessità di ulteriori approfondimenti.

Tempi di recupero

L’intervento di mastopessi prevede l’anestesia generale e ha una durata media di due ore e mezza/tre.

La degenza è prevista di una notte, con dimissione il mattino successivo, previ controlli di rito.
La rimozione dei punti viene eseguita solitamente dopo otto/dieci giorni.
Si consiglia un periodo di riposo e attività ridotta di circa due settimane.
Il ritorno completo alle proprie attività si può quantificare attorno ai venti/trenta giorni.

Cicatrici

Nell’intervento di mastopessi la necessità di “accettare” cicatrici il più delle volte estese, rappresenta un ostacolo psicologico a volte difficilmente sormontabile.

L’esperienza del chirurgo indirizzerà la metodica operatoria verso quelle tecniche che coniughino il minore “impatto” delle cicatrici, con il migliore risultato estetico conseguibile.

Va poi rammentato che la gestione postoperatoria delle cicatrici prevede numerose opzioni, per arrivare a ottenere cicatrici il meno visibili e impattanti possibile. Devo però ribadire che il guadagno in termini di estetica ottenibile con un intervento ben pianificato e ben condotto, rende le cicatrici residue un congruo prezzo da pagare, nell’ottica di una ritrovata armonia con il proprio corpo.

Rischi e complicazioni dell'intervento di mastopessi

La mastopessi, come ogni intervento chirurgico, presenta delle possibili complicazioni, alcune comuni alla chirurgia in senso lato (esempio la formazione di ematomi e/o sieromi) che possono richiedere la revisione chirurgica.

Altre complicazioni più specifiche sono quelle legate alla possibilità di sofferenza, fino alla necrosi, dei complessi areola/capezzolo. Queste evenienze sono estremamente rare, ma documentate in letteratura scientifica e devono quindi essere assolutamente fatte presenti alle pazienti candidate. A questo proposito, patologie preesistenti di natura coagulativa, o in generale vascolare, patologie che interferiscano in senso peggiorativo nei processi di guarigione delle ferite, esempio il diabete, devono essere fatte presenti in sede di anamnesi e adeguatamente indagate e valutate. Controindicazione a questo proposito, è il fumo. Le pazienti fumatrici dovrebbero ridurre fino a cessare il consumo di sigarette almeno trenta giorni prima di sottoporsi all’intervento.

Mastopessi - durata dei risultati

Non c'è intervento in chirurgia estetica che duri in eterno. Il tempo passa per tutti, anche per i pazienti che si sono sottoposti a un intervento di chirurgia estetica come ad esempio la mastopessi. Il corpo continua a evolvere e cambiare come è in tutti i campi della vita. La chirurgia estetica aiuta a riportare indietro l’orologio del tempo, non può certo fermarlo. Detto questo, il risultato di un intervento ben condotto e pianificato consente un risultato stabile e duraturo nel tempo.


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Dr. Dauro Reale
Specialista in
chirurgia estetica e plastica


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