Intervento di mastoplastica additiva

L' intervento di mastoplastica additiva è tra gli interventi di chirurgia estetica il più richiesto. Più richiesto della mastopessi e più dell' intervento di segno opposto: la mastoplastica riduttiva. Il seno, è ormai concetto acquisito, è per la donna quello che per l'uomo ( almeno nella suo modo di vedere la sua visibilità ) è la sua avvenenza fisica, la sua muscolosità.
L' intervento di mastoplastica additiva è richiesto generalmente quando il seno è poco rappresentato, anche se esteticamente a posto. L'estetica del seno infatti racchiude più di una valenza. Anche valenze di segno opposto: se è vero che l'estetica del corpo in genere esprime la sua funzione, come dire che un organo e l'insieme degli organi cioè il corpo se funzionano in modo ottimale vengono considerati esteticamente belli ( una dentatura è ok esteticamente se lo è anche dal punto di vista ortognatodontico, idem la prestanza fisica, la simmetria, l'altezza ecc ), è vero che per quanto riguarda il seno che dal punto di vista della funzione di ghiandola esocrina ( funzione dell'allattamento ) potrebbe essere di grandi dimensioni, piatto ( come nelle scimmie ) con grossi capezzoli, cadente e in conclusione assai poco estetico, la bellezza trae le sue ragioni da una sensualità che poco ha a che vedere con la principale funzione del seno naturale. L' intervento di mastoplastica additiva deve quindi il suo successo in termini di mercato e in termini di attesa del risultato da parte delle pazienti, alla sua funzione strumentale di recupero di un appeal perduto ( gravidanze, allattamento, invecchiamento, ecc. ) o a quella di acquisto di un appeal mai posseduto. Ove l'appeal è tipicamente sessuale e inoltre mediato dall'evoluzione culturale, dall'evoluzione della moda, dal ruolo sociale che un determinato target di pazienti rappresenta o vuol rappresentare.
Con l' intervento di mastoplastica additiva una paziente vuole quello che oggi si definisce un seno sensuale. Che è un seno che attira uomini e donne a prescindere dall'interconnessione con la sua funzione primitiva: l'allattamento.
L' intervento di mastoplastica additiva vuole rendere giustizia a tutte le donne che per un motivo o per l'altro non possono vantare un seno sufficientemente sensuale, che innanzitutto significa di certe proporzioni. La dimensione del seno ideale infatti non è quella che ci hanno " venduto" i testi "sacri" né in senso lato né in senso stretto. Il seno modellato idealmente sull'impronta della coppa di champagne ( nel mito la coppa d'ambrosia in uso nella dimora Olimpica ) ha ceduto il testimone al seno più evoluto, anche se più " terra terra": l' intervento di mastoplastica additiva trae oggi i suoi modelli più dalle immagini delle pornostar, e, perché no, delle " battone" anziché delle Dee dell' Olimpo. L'idea estetica del seno ideale è cioè discesa ( dall'Olimpo ) in "campo" aperto.

Intervento di mastoplastica additiva - le protesi mammarie

Dal punto di vista del tipo di protesi mammarie da utilizzare, ci sono due categorie concettuali da prendere in considerazione in questo tipo di intervento: protesi anatomiche o protesi rotonde, e protesi a superficie testurizzata ( che sono le più utilizzate ) o a superficie liscia. Inoltre esistono anche protesi a contenuto salino e protesi con rivestimento in poliuretano. L' intervento di mastoplastica additiva si è molto evoluto nel corso di questi ultimi vent'anni per merito della ricerca industriale che ha reso disponibili sul mercato dei presidi medicali un tipo di silicone con particolari caratteristiche, al fine di ridurre al minimo gli inconvenienti dell' intervento di mastoplastica additiva.
Il silicone col quale erano costruite le protesi mammarie di trent'anni fa era molto fluido e facilmente filtrava dalla membrana di rivestimento delle protesi in quanto monostrato e particolarmente sottile. Bleeding si definisce la fuoriuscita del silicone dalla protesi, con la conseguenza di un sensibile aumento del rischio della contrattura capsulare periprotesica, evento particolarmente temuto come esito di un intervento di mastoplastica additiva, perché causa dell'indurimento del seno e del suo cambiamento di forma ( dismorfia ) a seconda dei gradi di contrattura ( quattro gradi secondo Baker ).
La disponibilità sul mercato di un silicone ad elevato potere coesivo col quale sono costruite le protesi di ultima generazione, ha reso possibile a vantaggio dell' intervento di mastoplastica additiva la produzione di protesi di varie forme ( anatomiche e rotonde con diversi gradi di proiezione a parità di volume ) in virtù della memoria di forma che il silicone altamente coesivo consente. Le protesi anatomiche nate e utilizzate inizialmente per la ricostruzione mammaria dopo mastectomia, in virtù del tipo di silicone particolarmente coesivo col quale sono fatte, sono entrate a pieno titolo nella chirurgia estetica di routine come l' intervento di mastoplastica additiva appunto in quanto garanzia di minor rischio di contrattura capsulare periprotesica. Questo rilievo ( la relazione tra la coesività del silicone e il minor rischi di contrattura capsulare periprotesica ) ha promosso l'idea di produrre con lo stesso tipo di silicone altamente coesivo anche le protesi rotonde che specie ultimamente stanno riprendendo piede nell' intervento di mastoplastica additiva.
La miglior qualità del silicone altamente coesivo col quale erano fatte inizialmente solo le protesi mammarie di tipo anatomico aveva infatti pressoché "spiazzato" le protesi rotonde e la pubblicità aveva promosso cioè spinto molto sulle protesi anatomiche indiscriminatamente associando la valenza positiva del prodotto alla valenza positiva dell'estetica ( arbitrariamente ) associata a questo tipo di protesi. L' intervento di mastoplastica additiva eseguito con protesi di tipo anatomico ( più schiacciate al polo superiore a parità di volume rispetto alle sorelle rotonde ) era più gettonato rispetto all'opzione con le protesi rotonde. Oggi, da quando anche le protesi rotonde sono disponibili col silicone altamente coesivo si sta ritornando all'utilizzo elettivo delle protesi rotonde rispetto alle sorelle di tipo anatomico, dopo un percorso di revisione critica del concetto di naturalezza del seno ideale. La moda di utilizzare indiscriminatamente le protesi di tipo anatomico anche nell'estetica di routine e cioè nell' intervento di mastoplastica additiva, "moda" se è lecito usare questa espressione in ambito tecnico professionale..... impostasi sulla base del fatto che il silicone di cui erano composte le protesi anatomiche era più coesivo e quindi più sicuro, si era affermata anche sul concetto che le protesi rotonde in molti casi ( seni cadenti, seni con poco tessuto di rivestimento protesico, seni con la pretesa di aumentare sensibilmente di volume ) comportavano un risultati non particolarmente naturali, risultando i seni dopo un intervento di mastoplastica additiva con protesi rotonde di particolari dimensioni, particolarmente "esplosivi". Le protesi di tipo anatomico invece e particolarmente nei seni cadenti potevano sostenere il seno senza dover ricorrere a un volume particolarmente grande. Con l'avvento del silicone coesivo anche nelle protesi rotonde, anche queste potevano tranquillamente sostenere il seno cadente e in più riempire i poli superiori che le pazienti desiderano particolarmente pieni quando chiedono l' intervento di mastoplastica additiva.

Altre ragioni inoltre, negli ultimi tempi hanno fatto decidere molti chirurghi plastici di preferire le protesi rotonde rispetto alle sorelle anatomiche a parità di volume, nell' intervento di mastoplastica additiva, quali la possibilità delle protesi anatomiche di creare asimmetrie mammarie in relazione alla possibilità di ruotare sul piano, e di comportare un maggior rischio di essere percepibili al tatto in virtù di diametri lievemente maggiori che mediamente presentano rispetto alle sorelle rotonde.

In conclusione, personalmente preferisco le protesi rotonde nei miei interventi di mastoplastica additiva pur avendo usato negli anni scorsi quasi esclusivamente protesi di tipo anatomico.

Intervento di mastoplastica additiva - sede dell'impianto: retromuscolare o retro ghiandolare

Quando ho iniziato ad esercitare la chirurgia estetica circa 35 anni or sono, la sede d'impianto elettiva delle protesi mammarie nell' intervento di mastoplastica additiva con finalità estetica ( quindi non per la ricostruzione del seno dopo mastectomia ) era retro ghiandolare. Allora le protesi che si utilizzavano erano del tipo enflatable riempite con soluzione salina e problemi di contrattura capsulare periprotesica non c'è n'erano. Con l'avvento delle protesi in silicone ( superficie liscia mono strato, sottile, riempite di silicone molto fluido ) il problema della contrattura capsulare periprotesica periprotesica come complicanza di un intervento di mastoplastica additiva era molto incidente e rilevante per cui si individuò nella posizione delle protesi in sede retromuscolare una soluzione parziale del problema: infatti la posizione retromuscolare delle protesi costituiva per vari motivi ( effetto di massaggio fisiologico del muscolo sulla capsula periprotesica anziché funzione protettiva del muscolo dai germi esterni che attraverso i dotti galattofori avrebbero potuto contaminare la protesi e produrre infiammazione cronica sul rivestimento capsulare....) una profilassi alla contrattura capsulare periprotesica nell' intervento di mastoplastica additiva.
La funzione protettiva inoltre del muscolo gran pettorale nei soggetti particolarmente magri con scarso tessuto di copertura ( delle protesi ) serviva bene a mascherare il rippling ( pieghettature ) che le protesi delle generazioni successive alle protesi a superficie liscia ( la superficie liscia si era visto costituiva un rischio in più per la contrattura capsulare periprotesica periprotesica ) e cioè le protesi a superficie testurizzata ( rugosa ) che sembravano migliori dal punto di vista del rischio della contrattura capsulare periprotesica in esiti di intervento di mastoplastica additiva, avevano comportato. Infatti se le protesi a superficie liscia anche se sotto riempite ( il sotto riempimento era funzionale a ottenere la maggior morbidezza possibile del risultato del seno sottoposto a intervento di mastoplastica additiva ) e cioè suscettibili di deformarsi con tante piegoline non comportavano la visibilità di dette piegoline proprio perché liscie e cioè non aderenti ai tessuti circostanti, le protesi più evolute, a superficie testurizzata, avevano la caratteristica di contrarre intimo rapporto con i tessuti circostanti ( tipo Velcron ) così da trasferire al tessuto di rivestimento la deformazione tipica delle piegoline ( wrinkling ). L' intervento di mastoplastica additiva quindi con l'avvento delle protesi a superficie testurizzata venne pianificato di routine con l'impianto delle protesi in sede retro muscolare.
Questo tipo di tecnica ( ancora oggi molto in uso ) nell' intervento di mastoplastica additiva presenta dei problemi sia per quanto riguarda la naturalezza del seno nella dinamica corporea ( la contrazione dei muscoli pettorali esercitano una deformazione delle protesi mammarie sottostanti ) con conseguente dismorfia dinamica delle mammelle, sia per quanto riguarda seni particolarmente cadenti che a fronte della tecnica retro muscolare dell' intervento di mastoplastica additiva presentano il noto fenomeno del double bubble: le protesi restano "fisse" più in altro e la mammella ptosica scende più in basso creando l'immagine sgradevole di un doppio profilo.
Per concludere, oggi a fronte della disponibilità di silicone ad elevato potere coesivo che riduce al minimo il rischio della contrattura capsulare periprotesica e riduce al minimo il rischio del wrinkling, ove possibile l' intervento di mastoplastica additiva rende meglio esteticamente con l'utilizzo delle protesi rotonde impiantate in sede retro ghiandolare


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Contenuti aggiornati da

Dr. Dauro Reale
Specialista in
chirurgia estetica e plastica

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